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Rinomate aziende altoatesine lanciano quest'anno Chardonnay top di gamma

Lo Chardonnay è uno dei vitigni più amati al mondo e considerato uno dei più affidabili dal punto di vista qualitativo e produttivo ed anche estremamente eclettico nell'uso, dal momento che è la base degli spumanti più rinomati (vedi lo Champagne) ma anche di bianchi sopraffini (leggi Chablis e Côte-d’Or in Borgogna). 

In Italia è un'uva che ha avuto in suo boom negli anni Novanta (quando c'è stata l'esplosione di molti vitigni tipicamente considerati "francesi") e in molte regioni ha trovato una sua patria ideale, in particolar modo dove viene utilizzato come base per la spumantizzazione (Trentino e Franciacorta). Ma anche le versioni ferme hanno dato vita a vini che sono tra i bianchi italiani più consolidati: il piemontese Gaja & Rey di Angelo Gaja, il Cervaro della Sala del Castello della Sala di Antinori in Umbria, lo Chardonnay (siciliano) di Planeta ora sublimato nella selezione Didacus, il Batàr di Querciabella e il Cabreo La Pietra di Ambrogio e Giovanni Folonari (entrambi toscani), la Cuvée Bois di Les Crètes in Val d'Aosta, per citare solo i primi che mi vengono in mente.

Ebbene, quest'anno pare che ci sia il boom di Chardonnay altoatesini: tre importanti aziende hanno deciso quasi in contemporanea di lanciare un top wine proprio a base di quest'ottima uva. È il caso della cantina di Termeno (Kellerei Tramin), di quella di Andriano (Andrian) e di quella di Cortaccia (Kurtatsch).

Termeno ha lanciato Troy (niente a che vedere con l'omerica Troia American style), uno "Chardonnay di montagna", i cui vigneti si collocano tra 500 e 550 metri d'altezza  in località Sella, sul versante orientale del massiccio della Mendola. “Nel nostro territorio – afferma Willi Stürz, Kellermeister di Cantina Tramin – per molti anni lo Chardonnay coltivato a quote elevate non era apprezzato, a causa della sua struttura esile. Con il passare del tempo abbiamo compreso come le piante potevano trovare il proprio equilibrio e come avere basse rese in modo naturale. Questo ci ha consentito di raggiungere i risultati odierni, di cui siamo molto soddisfatti”. In questa annata 2015 è un vino dorato, ampio e intenso al naso con delicati profumi floreali, agrumati e frutta tropicale. Fresco e salino all'assaggio, è molto armonico e dal lungo finale.  (Prezzo medio in enoteca €65).

Nel cuore dell’altoatesina Val d’Adige, dove sorge la Cantina Andriano, le condizioni per la coltivazione dello chardonnay sono ottimali. “Attraverso i sommovimenti del suolo, il porfido quarzifero dei complessi montuosi della zona di Bolzano si è amalgamato progressivamente con la dolomia e la pietra calcarea del vicino gruppo della Mendola. Ne è derivato un terreno ideale per vini straordinari -  spiega Rudi Kofler, Kellermeister di Cantina Andriano -. A questo bisogna inoltre aggiungere un altro fattore chiave: il clima. I vigneti ricevono molto sole nella prima parte della giornata, mentre nel pomeriggio i raggi del sole sono più deboli. La freschezza è assicurata grazie all’escursione termica tra il giorno e la notte”. Sulla base di queste osservazioni la cantina ha deciso di uscire con questo bianco di punta: il Doran 2016, uno Chardonnay che mantiene una spiccata acidità e un aroma interessante di frutta esotica. (Prezzo medio in enoteca €31).

Cantina Cortaccia, la più meridionale delle cantine altoatesine, ha lanciato lo Chardonnay Riserva Freienfeld 2016 (dal nome dell'omonima tenuta, sede storica della cooperativa nei primi anni del '900), un discendente dello Chardonnay Eberlehof che veniva prodotto negli anni Novanta ma che poi era stato abbandonato. "Crediamo nello Chardonnay e nella zonazione che i nostri soci vignaioli hanno effettuato, per cui i vari vitigni sono piantati solo nelle zone che più gli si addicono", dice Andreas Kofler, socio e presidente della Cantina Cortaccia. Ecco quindi neil calice l'ottimo risultato di questa selezione: un vino cristallino, nitido, dai profumi montani intensi e delicati, con un invidiabile equilibrio gustativo e una lunghezza di tutto rispetto. (Prezzo medio in enoteca €30).

Riguardo all'autore
Stefania Vinciguerra

Giornalista professionista dal 1991, si è avvicinata al mondo del vino negli anni universitari, grazie a un corso dell’Associazione Italiana Sommelier. Affascinata da degustazioni e pubblicazioni sul vino, ha ottenuto, ancora giovanissima, la direzione del mensile Pane & Vino (prima direttrice donna di una rivista di enogastronomia in Italia), ha collaborato con svariate riviste del settore, ha lanciato e diretto anche il mensile Euposìa e attualmente è caporedattrice del webmagazine DoctorWine e della Guida Essenziale ai Vini d’Italia di Daniele Cernilli.