Bortigali

Genius Loci

Fin da piccolo, dovendo seguire la mia famiglia in Sardegna, ho dovuto fare i conti con le tradizioni paterne. Conobbi così la famiglia del padrino di papà. Una casa di paese, un paese del Marghine. Due anziane donne, tutte vestite di nero, accudivano un vecchio sardo, tipico nel suo costume nuorese, che papà chiamava “babbu”, con rispetto e timore reverenziale. Egli, già possidente terriero, faceva parte della confraternita di santa Maria de Sauccu e quindi era molto venerato. La casa, su due piani, tutta in legno, il pavimento dagli assi scricchiolanti, odore di fumo perenne nel camino dove gorgogliava la pentola annerita. La casa del padrino di mio padre, era a Bortigali, dove la gente abitualmente si salutava, anche senza conoscersi. Eravamo andati, credo verso il 1954, alla Festa di Sant’Antonio Abate, e le campane assordanti celebravano il giorno della festa del il santo che proteggeva gli animali. Mio padre mi confessò, davanti al vecchio, di quando questi permetteva, a lui tredicenne, di montare a cavallo e, superato il monte Santu Padru, portare il bidoncino di latte a nonna Luisa Ledda, a Macomer. Come se la Sardegna, rimasta ancora nel primo Novecento, mi mostrasse l'altra faccia dell'austerità, la segreta e spontanea gioia di sentirsi “comunità”. Simulacro di civiltà! La parte più bella e primitiva dell'anima sarda io l'ho vista negli anni '50, a Bortigali!

Riguardo all'autore
Antonello Baranta