Elio Altare
Anno di fondazione 1976
Ettari di vigna
11
Varietà Coltivate
Albarola, Bosco, Dolcetto, Nebbiolo
Produzione Media
60000
Indirizzo
Frazione Annunziata, 51 12064 - La Morra (Cuneo)
Dove si trova?
Maggiori informazioni su Elio Altare

In quasi 40 anni di attività, l'attività di Elio Altare ha mantenuto una conduzione familiare: Elio, la sua famiglia e lo staff sono coinvolti in tutti gli aspetti del lavoro: seguono la vigna dalla potatura al raccolto, la cantina dalla vinificazione alla vendita, la logistica, l’ufficio e la promozione. L’azienda consta attualmente di circa 10 ettari e la produzione media annua è di circa 70.000 bottiglie. La filosofia di vita e lavoro sono semplici e naturali, cioè le vigne sono coltivate senza l’utilizzo di sostanze chimiche,che potrebbero interferire con il ciclo vegetativo o la maturazione delle uve, e i vini non sono né filtrati né chiarificati. Nascono così, cose se fosse semplice, vini straordinari, dalle spiccate note saline, dovute alla costante esposizione della vigna alla brezza che tira del mare.

Prodotti
Servizi
Vino

Un terzo delle Dop italiane si affaccia sul mare

L’export dei vini bianchi fermi italiani sta crescendo più velocemente dei rossi (+47% vs +35%, dal 2010 al 2018) e i vigneti con finestre sul mare sono quelli che registrano le migliori performance. È il quadro di sintesi, al convegno ‘Vino da mare’ organizzato a Fano dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), tracciato dal responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini. Secondo l’analisi il 31% delle 408 Dop della Penisola vanta areali con sbocco sul mare, con Marche, Liguria, Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise e Abruzzo che presentano una percentuale ‘marittima’ delle loro denominazioni oltre il 75%.  Un’incidenza singolare tra i principali Paesi produttori, destinata a crescere se si tiene in considerazione che – fatta eccezione per il Prosecco, che comunque in piccola parte si affaccia sulla costa - in Italia la produzione di vini ‘marittimi’ è cresciuta negli ultimi anni del 45%, a fronte di un +13% degli altri vini. In questo scenario, anche il mercato sembra assecondare la tendenza: tra le 7 regioni italiane cresciute nell’export di oltre il 90% nell’ultimo decennio, ben 4 presentano una forte incidenza di vigneti ‘marittimi’ (Marche, Sicilia, Puglia e Abruzzo).  “Una componente importante per le esportazioni è data dal turismo – ha detto il direttore Imt, Alberto Mazzoni -. È evidente che un bacino di turisti stranieri possa rappresentare una leva fondamentale per la promozione delle produzioni autoctone; è il caso del Bianchello del Metauro e di altre aree marchigiane, a forte concentrazione di turismo balneare”. Freschezza, finezza ed eleganza sono per gli esperti le carte vincenti dei vini ‘marittimi’ .

La sostenibilità di Cusumano

«Thank you, Mother Nature - afferma Diego Cusumano - è la frase distintiva che utilizziamo da sempre per sintetizzare il sentimento e l’obbligo etico di proteggere le risorse, limitandone lo spreco, in modo che siano una fonte continua e una possibilità concreta per chi ci succederà».Concretamente, i produttori certificati seguono un protocollo che prevede: - l’utilizzo esclusivo di energia rinnovabile; - la riduzione di fitofarmaci nei vigneti; - il basso contenuto di solforosa totale nei vini; - la protezione della biodiversità nei vigneti; - la difesa del suolo attraverso il prato d’inverno; - la misurazione dell’impatto sull’aria, sull’acqua, sul vigneto e sul territorio; - l’impiego di risorse locali, dai vitigni alle persone; - allargare l’azione oltre il biologico: gli impatti delle attività agricole vanno oltre i confini dei campi che si coltivano, poiché riguardano anche l’aria, l’ambiente, l’economia e la società; - la pubblicazione annuale del bilancio di sostenibilità che riporti le azioni e risultati raggiunti e sia consultabile online.Il bollino che indica la doppia certificazione sarà riportato sulla retro-etichetta di tutti i vini Cusumano. SOStain è il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura siciliana che oggi coinvolge 10 aziende vitivinicole. Nel mese di giugno 2016 è stato firmato un accordo volontario tra il Ministero dell’Ambiente, dello Sviluppo del Territorio e del Mare e l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile in viticoltura (SOStain). In base a tale accordo le parti firmatarie si impegnano a promuovere iniziative dedite alla valorizzazione della sostenibilità in viticoltura, creando opportune integrazioni e sinergie tra il programma siciliano SOStain e il programma nazionale VIVA “La Sostenibilità nella Vitivinicoltura in Italia”.SOStain/VIVA: http://www.sostain.it  www.viticolturasostenibile.org

Vini altoatesini per grigliate e picnic

Nel 2018, il valore e il volume delle vendite di vino in Italia sono sensibilmente aumentati, lo rivela l’indagine di Wine Monitor pubblicata dall’Osservatorio Nomisma relativamente all’anno appena trascorso. Il 29% degli italiani infatti dichiara di bere vino 2 o 3 volte al mese, mentre il 23% dei nostri connazionali lo consuma dalle 2 alle 3 volte a settimana. Lo studio traccia inoltre un interessante identikit del consumatore moderno: informato, competente e sempre più sensibile ai temi della territorialità e della denominazione di origine (doc e docg), che hanno un’incidenza sull’acquisto rispettivamente del 20% e del 19%.Da sempre rinomato per i suoi bianchi freschi e raffinati, negli ultimi anni il territorio dell’Alto Adige ha visto crescere sempre più oltre i confini regionali la popolarità dei suoi rossi, tutelati e valorizzati dai marchi doc e docg, riconosciuti dal consumatore come una garanzia di qualità. In vista della bella stagione ecco qualche suggerimento per abbinare i Vini Alto Adige doc a pranzi all’aperto, picnic e grigliate in compagnia.Ad ogni carne la sua denominazione: i vini Alto Adige doc per la grigliata perfettaI vitigni di tendenza Pinot Bianco e Sauvignon Blanc si sposano bene con le carni bianche come il pollo alla griglia con limone ed erbe aromatiche, con le carni rosse, invece, i possibili abbinamenti aumentano. Un Santa Maddalena è perfetto con il vitello, mentre con il maiale si addice qualcosa di più forte, come il vitigno autoctono Lagrein. Verdure grigliate e insalate trovano il loro abbinamento ideale con un altro classico noto a livello nazionale, il Terlaner, una cuvée solitamente composta da Pinot Bianco, Chardonnay e Sauvignon Blanc.Picnic in campagna? Nei calici, rosso leggero e Gewürztraminer seccoQuando invece si tratta di picnic all’aria aperta, poco importa quel che c’è nel paniere: un rosso leggero, come una Schiava del Lago di Caldaro, o un Gewürztraminer secco vanno sempre bene. Si abbinano perfettamente a un semplice spuntino 100% altoatesino a base di Speck Alto Adige igp, Formaggio Stelvio dop o una delle tante varietà della Mela Alto Adige igp, prodotti popolari anche al di fuori della regione, ma anche a finger food, come salatini, polpette o spiedini di verdure crude. In questo caso il consiglio è di gustare entrambi i vini freschi, per esaltare al meglio il bouquet e rendere ancora più piacevole l’esperienza di degustazione. Rosso in inverno e bianco in estate? Il mix di freschezza alpina e leggerezza mediterranea che caratterizza i vini altoatesini annulla questa distinzione.Oltre il 98% dei vigneti altoatesini, che comprendono circa 20 varietà di uva, sono tutelati dal marchio doc. Questo garantisce la straordinaria qualità dell’intera gamma dei Vini dell’Alto Adige doc. Che si tratti di vino rosso, bianco o spumante, i Vini dell’Alto Adige doci possono soddisfare tutti i gusti. Ulteriori informazioni sui marchi di qualità europei, i vini dell’Alto Adige doc e gli altri prodotti di qualità altoatesini sono disponibili sul sito: https://www.europaqualita.eu/. 

Chianti Colli Fiorentini sempre più bio

Il Consorzio Chianti Colli Fiorentini si presenta con una crescente vocazione per le produzioni sostenibili. Sono infatti sempre più numerose le aziende all’interno della nutrita compagine che fa parte del Consorzio a essere certificate biologiche. Il Chianti Colli Fiorentini rappresenta il vino di Firenze per eccellenza e la sua produzione, spesso legata all’attività di accoglienza turistica, si contraddistingue per una crescente sensibilità eco-friendly che sta portando numerosi produttori a intraprendere una vitivinicoltura sempre più attenta all’ambiente. I vari produttori, nelle loro cantine, sono lieti di raccontare gli aspetti caratterizzanti della docg e dei suoi vini, espressione del sangiovese - vitigno principe della Toscana conosciuto e apprezzato in tutto il mondo - nelle colline che abbracciano la città di Firenze. “Sono ormai più di un quarto le aziende del Consorzio con certificazione biologica - spiega Marco Ferretti, Presidente del Consorzio Chianti Colli Fiorentini - Oltre a quelle che da tempo percorrono la lotta integrata a basso impatto ambientale. Siamo quindi orgogliosi di presentarci con numerose realtà che, tra i nostri soci, hanno sposato le regole dell’agricoltura biologica”.Perché il vino dell’area collinare intorno a Firenze ha un valore aggiunto unico, legato al suo contesto, al territorio di provenienza e a un’esperienza fatta di luoghi, prodotti e persone. Un aspetto caratterizzante della denominazione è che la maggior parte delle aziende socie del Consorzio hanno piccole dimensioni: qui vita personale e professionale procedono all’unisono e spesso l’ambiente lavorativo e quello privato coincidono. Il Chianti Colli Fiorentini docg rappresenta dunque un’eccellenza erede di un’antica tradizione che, già dal nome, esprime il suo indissolubile legame con Firenze e con i suoi abitanti. Ulteriori informazioni su:Web: www.chianti-collifiorentini.itTwitter: @collifiorentiniFacebook: ChiantiColliFiorentini Instagram: @collifiorentini

Prodotti tipici

Formaggi italiani: 7 anniversari d'autore

Nel 2019 non ci sono solo i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, i 50 anni dallo sbarco sulla Luna o i 90 anni dal crollo di Wall Street: quest'anno si festeggiano anche altri anniversari, più gustosi e sorprendenti. Come quelli dei sette formaggi Dop e Igp,  segnalati da Assolatte grazie alla prima banca dati delle risorse culturali locali, realizzata dall’Ismea, che consente di scoprirne la presenza nelle opere d'arte: dai testi antichi ai dipinti, dai documenti storici ai beni architettonici.I 52 formaggi italiani che si fregiano delle indicazioni geografiche ufficiali della Ue rappresentano l’eccellenza della tradizione casearia italiana. Negli ultimi cinque anni i primi dieci prodotti, che rappresentano il 97% dei volumi complessivi, hanno visto aumentare le produzioni del 7% e sono diventati sempre più significativi per l’economia del settore lattiero-caseario italiano.Dai freschissimi (come la Burrata di Andria Igp o lo Squacquerone di Romagna Dop) agli ultra-stagionati (come Grana Padano Dop e Parmigiano Reggiano Dop), dai grandi classici italiani (come il Gorgonzola Dop e il Pecorino Romano Dop) alle specialità per intenditori (come l’Ossolano Dop o la Casciotta di Urbino Dop), i formaggi Dop e Igp testimoniano la grande tradizione italiana nella lavorazione e nella trasformazione del latte, che ha fatto nascere autentici capolavori del gusto, apprezzati e venduti in tutto il mondo, e con una lunga (e spesso curiosa) storia da raccontare. Come questi sette formaggi segnalati da Assolatte, e che festeggiano altrettanti importanti anniversari nel 2019.59 a.C.: FIORE SARDO DopLa tradizione del formaggio pecorino in Sardegna ha radici antichissime. Una delle prime testimonianze risale al 59 a.C. ed è la testimonianza dell’invasione della parte meridionale dell’isola scritta da Diodoro Siculo: “I locali allontanaronsi dai conquistatori e intanati nelle montagne e scavati sotterranei abituri, la vita sostentarono col frutto delle greggia, larga ebbero quindi copia di vitto e il latte e il cacio, diedero loro bastevole nutrimento”.  Nei secoli la produzione e il commercio del pecorino sono andati crescendo. Diverse fonti segnalano che nel XIX secolo il Fiore Sardo era l'unico formaggio a essere conosciuto e venduto sul “continente”, soprattutto grazie ai mercanti napoletani, livornesi e genovesi.879 d.C.: GORGONZOLA DopLa data e il luogo di nascita del Gorgonzola restano un mistero. Tante le ipotesi, tra cui quella secondo cui sarebbe stato fatto per la prima volta nell’anno 879 a Gorgonzola, che ne è rimasta per secoli il maggior centro di produzione e commercio, dove lo si faceva con il latte delle mucche di ritorno dalle malghe od alpeggi. Essendo utilizzato il latte delle mucche “stracche” (stanche) per la transumanza, venne chiamato “stracchino verde” o, semplicemente, “stracchino di Gorgonzola”.1249 d.C.: SPRESSA DELLE GIUDICARIE DopI primi riferimenti storici su questo formaggio, uno dei più antichi prodotti sulle Alpi italiane, si trovano nella Regola di Spinale e Manez del 1249, dove è scritto "...unum pensum casei sani et pulcri sicci de monte (Spinali)" ovvero "un peso di formaggio sano e bello dal monte Spinale".  Nei secoli successivi la Spressa è citata in numerosi documenti, tra gli archivi parrocchiali, come l'Urbario di Don Marini (risalente al 1915-16) in cui la "Spressa da polenta" è citata come formaggio tipico.1349 d.C.: PARMIGIANO REGGIANO DopIl contratto di soccida di due mandrie di vacche del monastero di San Martino a Parma, risalente al 1349, è il primo documento conosciuto relativo alla produzione di questo formaggio. Nello stesso anno Boccaccio citò nel Decamerone il “Parmigiano grattugiato”. Cinquant’anni dopo, un suo seguace, il mercante lucchese Sercambi, scrisse una novella ambientata in una villa di Parma: è il primo scritto in cui si parla della richiesta di pagare un rapporto sessuale con il formaggio locale. Risale, invece, al 1389 la prima testimonianza di vendita del Parmigiano fuori dall’Italia: i pisani infatti lo caricarono sulle loro navi dirette in Francia, Spagna e Nord Africa. Lo sviluppo commerciale e la necessità di tutelarlo portò il Duca di Parma ad ufficializzare la denominazione d'origine e il territorio di produzione con un atto datato 7 agosto 1612.  1789 d.C.: CASATELLA TREVIGIANA DopQueste formaggelle sono citate nel 1789 tra i prodotti agricoli eccellenti locali donati dal doge Ludovico Manin all’arte dei fruttajuoli veneziani. Altre testimonianze scritte che comprovano la presenza della Casatella Trevigiana a Venezia risalgono al XVII secolo, come la satira stampata a Venezia nel 1671, che esalta la “schiettezza del viver primo” dell’entroterra veneziano e parla di alimenti semplici e genuini, e molto prelibati, fatti con latte di vacca, come “recote e formagiele, cibi da licarse i dei…”.  1859 d.C.: RICOTTA DI BUFALA CAMPANA DopIl processo di produzione della ricotta di bufala viene descritto da Achille Bruni, professore della Regia Università di Napoli, nella sua monografia Del latte e dei suoi derivati pubblicata nel 1859 nella Nuova Enciclopedia Agraria: “Munto il latte e versato in tinozza, vi si mette il caglio di capretto; e dopo di essersi rappreso con la spatola di legno si taglia a pezzi grossi. Indi con una cazzuliera di legno si leva il siero che si fa bollire per trarne la ricotta”. Questa tecnica produttiva aveva origini antiche, risalenti almeno al XIV secolo quando le bufale furono introdotte nell'Italia centro-meridionale, e vantava un’apprezzata tradizione. Lo dimostra una delle prime e più autorevoli citazioni della ricotta di bufala, quella fatta da Bartolomeo Scappi, cuoco della corte papale, nel libro di cucina dell’anno 1570.  1899 d.C.: ROBIOLA DI ROCCAVERANO DopIn un manoscritto del 1899, firmato dal sacerdote Pistone, si legge che nel Comune di Roccaverano si tenevano ben cinque fiere annue in cui si vendevano "eccellenti formaggi di Robiole” destinate all’esportazione, ossia vendute sia nell’Italia settentrionale che in Francia; si parla esplicitamente di esportazione perché la Robiola già in quei tempi era un formaggio conosciuto non solo nell'Italia, ma anche in Francia.

Formaggio Asiago in crescita

Riconosciuto dal Rapporto ISMEA-Qualivita 2018 tra i primi quindici prodotti italiani a indicazione geografica per valore alla produzione, il formaggio Asiago dop ha visto, nel 2018, un aumento della produzione per entrambe le tipologie. Asiago dop Stagionato, in particolare, è stato prodotto in 241.331 forme, 10.200 in più rispetto al 2017, pari al +3,8% dal 2017 con un aumento, nell’ultimo biennio, dell’8,8%. A confermare il trend positivo del 2018, la crescita dell’Asiago dop Fresco con 1.340.776 forme prodotte (+0,15% rispetto al 2017) e soprattutto dell’Asiago dop Prodotto della Montagna, prodotto oltre i 600 metri d’altezza in 66.119 forme, che, nel 2018, ha visto un aumento produttivo di oltre il 7% rispetto al 2017.Il positivo risultato del 2018 conferma il percorso virtuoso intrapreso dal Consorzio di tutela che, da un lato, con il piano di crescita programmata, ha adeguato la produzione all’effettiva domanda e favorito la riduzione delle scorte ai minimi storici dal 2013 ad oggi, dall’altro, ha rafforzato l’impegno nella valorizzazione del prodotto. Il 2018, infatti, ha visto il Consorzio di tutela realizzare un articolato progetto di posizionamento che ha coinvolto le principali insegne della GDO e DO ed aumentato la conoscenza del prodotto, della sua storia millenaria e delle sue caratteristiche, con particolare riferimento all’Asiago Stagionato, il tutto accompagnato da un’intensa attività di tutela e promozione in Italia e all’estero coronata dal successo, tra gli altri, in Messico e Giappone, dove la denominazione è oggi riconosciuta e pienamente tutelata nell’ambito degli accordi globali della Ue con i due Paesi.“La dop è un progetto collettivo che tutela la ricchezza del territorio e valorizza la diversità delle produzioni – afferma il Presidente del Consorzio, Fiorenzo Rigoni – e proprio questo aspetto risulterà sempre più strategico. Su questo tema intendiamo apportare il nostro contributo di esperienza anche a Siena, il prossimo 5 febbraio, nell’incontro Kickoff promosso da Qualivita, dove i Consorzi di tutela delle Indicazioni Geografiche si confronteranno per definire una nuova proposta a supporto dello sviluppo del settore. Crediamo che solo la valorizzazione delle produzioni capaci di esaltare la pluralità e diversità di un territorio e dei suoi produttori riuniti intorno ad un Consorzio di tutela sia la strada vincente da percorrere.”

Olio

Sono 47 le eccellenze dell'olio extravergine toscano

Sono 47 gli oli extravergini di oliva che rappresentano l'eccellenza della produzione Toscana. I 47 oli sono stati scelti fra i 70 campioni presentati alla "Selezione regionale degli oli extravergini di oliva 2019" promossa dalla Regione Toscana con la collaborazione di Promo Firenze, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Firenze. Gli oli certificati appartengono a tutte le categorie delle certificazioni toscane dell'olio extravergine di oliva: Dop (10 per Chianti Classico, 3 per Terre di Siena, 1 per Seggiano, 1 per Lucca) e 32 per l'Igp Toscano, rappresentano dunque il meglio della produzione regionale per l'ultima campagna olearia, ottenuta attraverso una particolare attenzione dedicata dalle aziende alle fasi di coltivazione, raccolta, trasformazione, conservazione e confezionamento del prodotto. Tutti gli oli selezionati sono stati premiati con un attestato dall'assessore regionale all'agricoltura. Sono state inoltre assegnate altre 14 menzioni speciali nelle sezioni dedicate al "Bio", a "Origine", "Monocultivar" e "Biofenoli". I 47 oli selezionati, e le 14 menzioni assegnate rappresentano un piccolo record nella storia della selezione degli oli e dimostrano che lo standard qualitativo della regione ha compiuto un ulteriore passo in avanti. Per effettuare l'analisi sensoriale sui campioni, necessaria alla realizzazione della selezione, sono state costituire apposite Commissioni regionale di assaggio che hanno valutato gli oli. Il positivo lavoro svolto ha consentito la pubblicazione del relativo catalogo, sia in lingua italiana che in lingua inglese, che raccoglie tutte le schede descrittive di ogni olio selezionato e che rappresenta uno strumento di valorizzazione per tutte le aziende produttrici che hanno superato la selezione, ma anche un canale prezioso per diffondere, sia in Italia che all'estero, la corretta conoscenza dell'olio d'eccellenza toscano. Il patrimonio olivicolo toscano è formato da oltre 15 milioni di piante, delle quali più del 90% è costituito da poche varietà: Frantoio, Moraiolo, Leccino, Maurino e Pendolino. Negli oliveti toscani sono comunque presenti anche numerose altre varietà minori che sono state censite e studiate attraverso approfondite indagini. Si tratta di un immenso patrimonio genetico, selezionato e riprodotto localmente nel corso dei secoli, che forma con l'ambiente naturale un insieme inscindibile. In questo contesto in Toscana nasce l'olio extravergine di oliva, con il suo gusto inconfondibile. In Toscana sono oltre 50.000 le aziende produttrici di olio extravergine di oliva, su oltre 91.900 ettari, delle quali il 3,7% applica il metodo di produzione biologica distribuita su oltre 8.300 ettari. La produzione media annua si è attestata attorno ai 140.000 quintali (ma le stime del 2018 parlano di una cifra complessiva di 190.000) con un valore della produzione regionale di circa 120-130 milioni di euro (4,9% sul valore della produzione agricola regionale), dati che possono subire forti variazioni di anno in anno in base alle condizioni climatiche che si riflettono poi sul prezzo di mercato. Tra i numeri del mondo olivicolo occorre ricordare anche i frantoi in attività (sono circa 400), gli assaggiatori d'olio (oltre 700) e il vivaismo olivicolo (quest'ultimo, concentrato prevalentemente a Pescia, rappresenta una quota rilevante della produzione nazionale. Consistente anche la quota di olio biologico: circa 7.000 quintali prodotti da 1.860 aziende su una superficie di 8.338 ettari.Per conoscere l'elenco dei premiati, consulta qui il pdfFonte: http://www.toscana-notizie.it

Gli Absolute Beginners di Sol d'Oro

Sono il Monovarietale Raggiola dell'azienda Felsina di Castelnuovo Berardenga (SI), il Casa Pietraia dell’omonima azienda di Certaldo (FI) e il Kante Cuveé della slovena Kmetija Kante di Sempas i vincitori della categoria Absolute Beginners di Sol d’Oro.  Gli Absolute Beginners sono gli oli extravergine di oliva di piccoli produttori, con un quantitativo per singola etichetta non superiore a 1500 litri, che per regolamento, fino a quest’anno, non potevano partecipare al concorso oleicolo internazionale. Con l’introduzione della nuova categoria, la competizione ha voluto dare anche alle piccole produzioni la possibilità di essere valutate con una degustazione alla cieca da un panel internazionale di assoluto prestigio e rigore. Un’iniziativa di Veronafiere, che con l’istituzione di Sol d’Oro nel 2002 ha posto tra i suoi obiettivi il miglioramento qualitativo delle produzioni oleicole attraverso il confronto tra produttori di tutto il mondo, oltre a fornire uno strumento di marketing alle aziende vincitrici. La giuria multidisciplinare che ha valutato i 16 finalisti, composta da chef, giornalisti specializzati e panelist, è stata presieduta da Tano Simonato, chef stellato del ristorante Tano Passami l'olio di Milano. “È stata un'esperienza molto divertente e stimolante”, ha affermato Simonato. “È importante che cresca una nuova generazione di produttori olivicoli che domani ci possa stupire, proponendoci oli con straordinarie sensazioni che noi chef possiamo poi proporre ai nostri ospiti”. Gli oli in finale provenivano da Italia, Spagna, Slovenia, Tunisia e Croazia. La selezione, a cui avevano partecipato 38 campioni, era avvenuta a febbraio durante i lavori dell’edizione 2019 di Sol d’Oro Emisfero Nord a Verona (qui lìelenco dei vincitori). La proclamazione degli Absolute Beginners ha avuto luogo insieme alla cerimonia di consegna dei diplomi ai vincitori di medaglia e di gran menzione di Sol d’Oro Emisfero Nord 2019.

Gaudenzi impianta in Umbria

Ha finalmente preso il via l’impianto dei nuovi oliveti di proprietà di Andrea e Stefano Gaudenzi nell’azienda acquistata dai due fratelli lo scorso anno nel comune di Spoleto, ai piedi dei Monti Martani. Il primo olivo è stato messo a dimora in presenza dell’assessore regionale all’agricoltura Fernanda Cecchini, del sindaco di Spoleto Umberto De Augustinis e del sindaco di Trevi Bernardino Sperandio. I 20 ettari di nuovi oliveti saranno completati a ottobre 2019, e l’impianto è organizzato in tre diverse fasi. La prima, che è appena iniziata, vedrà la messa a dimora di 2.000 piante, 1.400 delle quali di Frantoio e le restanti 600 di Leccino e Leccio del Corno. Seguirà a primavera prossima l’impianto di 1.000 piante di Moraiolo e infine, ad autunno 2019, gli oliveti saranno completati con altre 3.000 piante delle cultivar Sanfelice, Nostrale di Rigali e Dolce Agogia. Gli impianti sono stati progettati dall’agronomo Andrea Sisti del Landscape Office Agronomist di Perugia e presentano soluzioni tecnologiche innovative e del tutto inedite in Italia. Sisti ha infatti studiato le mappe aziendali a partire dal 1955 per poter mettere a punto un progetto che salvaguardi il paesaggio e al contempo consenta una perfetta gestione delle piante con un impatto ambientale ridotto al minimo. Sono stati prima di tutto individuati nove diversi “poderi” dove impiantare le diverse cultivar (tutte tipiche della Dop Umbria) e sono stati studiati i venti per poter orientare i filari degli impollinatori nella giusta posizione. I sesti di impianto sono accordati alle diverse cultivar e ogni podere avrà un proprio profilo organolettico ben definito. I terreni sono stati trattati in modo da garantire un adeguato drenaggio, e si è pensato al recupero delle acque in modo da alimentare un impianto di irrigazione di soccorso. Ma la soluzione tecnologica più innovativa è forse rappresentata dall’impianto ad aria compressa alimentato da energia fotovoltaica che metterà in funzione strumenti come le forbici per la potatura e gli scuotitoi per la raccolta, evitando in tal modo l’ingresso in campo dei trattori. Il professor Maurizio Servili dell’Università di Perugia, che collabora da anni con la famiglia Gaudenzi, nel corso della presentazione del progetto ha voluto sottolineare l’importanza che due giovani abbiano deciso di dedicare la propria vita all’olivicoltura, in un momento in cui l’Italia è purtroppo l’unico paese al mondo dove la produzione di olio extra vergine diminuisce, a fronte di una Spagna che da sola rappresenta il 40% della produzione mondiale di olio. Andrea e Stefano Gaudenzi, di rispettivamente 25 e 29 anni, hanno semplicemente risposto che in frantoio sono nati e non vedevano per loro stessi altro panorama futuro se non quello di dedicarsi all’olio. Insomma, hanno abbracciato con felicità la loro vocazione di figli d’arte, e mamma Rossana e papà Francesco non possono che esserne felici e orgogliosi.

Frantoio Valle del Bisenzio, 200 soci e 30% di olio bio

Il frantoio Valle del Bisenzio ha aperto la stagione 2018 da pochissimi giorni ma già lavora a pieno ritmo. Si frangono una media di 120-140 quintali di olive al giorno. Il prezioso olio valbisentino è una sicura eccellenza: l’annata si conferma ottima sia sul fronte della qualità che su quella della quantità. Si stanno lavorando in particolare le varietà Pendolino e Frantoio, quelle dal sapore più delicato, tra poche settimane tocca a Moraiolo e Leccino che maturano più tardi e hanno un gusto più deciso. A presentare l’attività del frantoio di Sofignano è Doriano Calamai, presidente della cooperativa che gestisce la struttura insieme al sindaco Primo Bosi e all’agronomo Eleonora Gori. Con loro Matteo Bardazzi, agrotecnico e timoniere dell’attività del frantoio. “Un anno con ottime prospettive questo, piante cariche di frutti in maniera omogenea in tutta la Val di Bisenzio e mosca quasi assente (con infestazione all’1%) - hanno detto Calamai e Gori – Anche la resa è soddisfacente e siamo solo all’inizio. La produzione dovrebbe essere circa il doppio di quella dell’anno scorso”. “L’olio è un ottimo testimone di qualità per Vaiano e la valle tutta – ha aggiunto il sindaco – Ci prepariamo ad andare a FICO, il parco agroalimentare di Bologna, dal 23 al 25 novembre, e a Firenze Marathon il 25 novembre con uno stand dedicato all’olio e alla bruschetta”. Intanto il frantoio sta entrando nel periodo di piena attività. Da sabato 27 ottobre, dalle 8 alle 20 con orario continuato, sarà funzionante anche il negozio interno, con olio e prodotti del territorio (ricotta, salumi, salcicce ecc.) e sarà anche possibile, su prenotazione, avere pranzo o cena a base di semplici piatti conditi con l’olio nuovo. Punto di riferimento nell’area pratese La cooperativa raccoglie circa 200 soci. Il frantoio di Sofignano, struttura dalla tecnologia moderna, è un punto di riferimento per la Vallata ma anche per i produttori dell’area di Prato e Montemurlo. L’olio viene lavorato a freddo a una temperatura media di 26 gradi, l’impianto è dotato di un frangitore a dischi rotanti e di un decanter a due fasi che separa la sansa dalla parte liquida che è formata da acqua e olio, successivamente si procede a liberare l’olio dall’acqua. Produzione con certificazione bio Il martedì e il venerdì sono in genere le giornate dedicate alla frangitura biologica. Il 30% dell’intera produzione ha infatti la certificazione bio. Il processo di frangitura e di imbottigliamento è certificato da Icea (Istituto per la certificazione etica e ambientale). Nel territorio della Fattoria di San Gaudenzio La struttura è stata realizzata in un’area che un tempo faceva parte della storica Fattoria di San Gaudenzio. Una recente ricerca condotta dalla Fondazione CDSE rivela che proprio su questo territorio Francesco Buonamici, proprietario della fattoria e membro attivo dell’Accademia dei Georgofili, seguiva con cura tutta speciale la coltivazione olivicola. Vallata antesignana della spremitura a freddoLa Valle del Bisenzio ha una grande tradizione di coltivazione olivicola e produzione olearia, legata sicuramente allo speciale terreno calcareo e sassoso della Calvana. Ma non solo. Il territorio di Vaiano, tra i primi in Toscana e in Italia, ha sperimentato nell’Ottocento la spremitura a freddo. Come hanno rivelato Annalisa Marchi e Cinzia Bartolozzi, in un volume della Fondazione CDSE, Giuseppe Vaj, proprietario della Villa del Mulinaccio e socio dell’Accademia dei Georgofili, fu un vero antesignano in questo campo: sostenne scientificamente e sperimentò con successo la moderna tecnica di lavorazione a freddo dell’olio.

Birra

Birra Moretti lancia il boccale perfetto

Birra Moretti, dal 2007 promotrice della cultura della birra in Italia, presenta la sua ultima creazione per offrire la miglior esperienza gustativa di sempre: un boccale progettato da esperti italiani e internazionali e curato nei minimi dettagli per una degustazione perfetta in ogni suo aspetto. Gustare Birra Moretti come mai prima d’oraLa migliore selezione di grano e luppolo unita a tecniche perfezionate in 160 anni di esperienza hanno portato Birra Moretti alla creazione della birra a regola d’arte. Da oltre 10 anni promotrice della cultura birraia in Italia, ora Birra Moretti si è spinta oltre, creando uno strumento, un boccale dall’autentica qualità italiana studiato in ogni particolare, capace rendere il piacere della birra ancora migliore e far gustare Birra Moretti come mai prima d’ora.Frutto di un lungo lavoro di studio e progettazione curato da esperti di design e di cultura birraia, il nuovo boccale firmato Birra Moretti e realizzato in Italia è curato in ogni millimetro per offrire la degustazione perfetta e capace di conquistare ognuno dei cinque sensi. Anche per questo gode della certificazione ASPI (Associazione della Sommellerie Professionale Italiana), punto di riferimento nel nostro Paese della più alta espressione della Sommellerie contemporanea.La schiuma della birra si mantiene perfetta grazie alla sua forma, l’esatto arrotondamento indirizza gli aromi del luppolo e ne esalta il profumo. La temperatura rimane ideale perché lo spessore del vetro è calcolato al millimetro mentre l’impugnatura ergonomica lascia la birra fredda dal primo sorso all’ultimo. L’esperienza tattile del suo profilo è un omaggio allo storico bicchiere con il logo intarsiato e le sue iconiche sfere concave. E non manca il sigillo di qualità: il Baffo Moretti è inciso sul fondo che permette di mantenere il pearling.Esemplare per degustazione e eleganza, il boccale destinato a diventare un’icona segna un cambio epocale in casa Birra Moretti. Trasforma per sempre anche l’etichetta e sarà lo storico uomo coi baffi a tenerlo stretto fra le sue mani. Nel periodo fra il 1° giugno e il 31 luglio sarà possibile ricevere due boccali da 20 cl direttamente a casa, acquistando le referenze Birra Moretti, esclusi i formati da 66cl e le  Birra Moretti Selezione Riserva da 75 cl, per una perfetta degustazione in buona compagnia. Sarà sufficiente caricare lo scontrino (importo minimo di 9€) nella sezione dedicata del sito di Birra Moretti, come prova d’acquisto. Per tutte le informazioni è possibile consultare il regolamento completo all’indirizzo www.birramoretti.it o sul sito dedicato www.dueboccalibirramoretti.itInoltre il boccale, nei formati da 20 cl e 40 cl, sarà presente in oltre 30.000 fra i migliori locali italiani.

"Birre" di Maurizio Maestrelli

Arriva nelle librerie, online e tradizionali, "Birre" (Tam Editore), l'ultimo libro del giornalista Maurizio Maestrelli. Trenta brevi racconti che presentano trenta diverse birre che, a modo di vedere dell'autore, hanno fatto la storia di questa bevanda alcolica. Non sono necessariamente le birre preferite da Maestrelli e non ci sono voti o classifiche e nemmeno ricette o abbinamenti. Trenta "pillole" scritte in modo agile, leggero, ogni tanto ironico, ma il più possibile obiettivo. Birre non è un libro su come si fa la birra in casaNon raccoglie ricette alla birraNon prevede recensioni e voti Non racconta nemmeno la storia della birra«Ho voluto piuttosto narrare, in trenta “pillole”, altrettante birre che hanno fatto la storia della birra e ne rappresentano, il più obiettivamente possibile, la sua incredibile ricchezza e diversità»  ha spiegato Maurizio Maestrelli.Con uno stile leggero e agile, a tratti ironico benché fedele alla verità, questi trenta racconti hanno lo scopo di avvicinare il maggior numero possibile di persone alla bevanda alcolica più popolare al mondo.Note dell’Editore:Storia della bevanda miracolosa: in trenta etichette la prova che Dio ci vuole bene. Nel 1933 il Presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt pone fine al famigerato Proibizionismo, legalizzando vendita e possesso di alcolici, dichiarando: “Ora possiamo berci una birra”. La prima bevanda della storia a inebriare gli esseri umani è oggi declinata in migliaia di differenti espressioni, ingredienti, tecniche di produzione e, più romanticamente, alla libertà d’espressione di chi la produce. Ma se per qualcuno la birra resta ancora quella bevanda chiara, con la schiuma, moderatamente alcolica e vagamente amara, se è solo acqua mescolata a malto, luppolo e lievito, allora questo libro, scritto dalla più autorevole penna italiana del settore, Maurizio Maestrelli, vi dimostrerà che c’è molto altro da scoprire. Un biglietto d’ingresso in un mondo stupefacente: trenta birre che hanno fatto la storia, trenta sorsi (o qualcosa di più) che cambieranno per sempre la vostra idea del bere.

L'Italian Grape Ale Boccale Divino

Dalla ricerca di sempre nuove espressioni del territorio e della sua storia nasce la birra Iga, Italian Grape Ale, Boccale Divino incontro del mosto d'uva di Sangiovese Usiglian del Vescovo con malto d’orzo e luppoli, tutti coltivati e prodotti esclusivamente in Toscana.  Una sperimentazione nata a partire dai vitigni tradizionali del territorio, dove il Sangiovese offre il suo contributo alla birra ingentilendo i profumi e aumentandone la bevibilità. Boccale Divino è una nuova produzione che declina in nuove modalità il lavoro di un’azienda agricola con oltre mille anni di storia, dedita alla coltivazione biologica, attenta alla sostenibilità ambientale e che ha voluto realizzare una produzione con ingredienti esclusivamente coltivati e prodotti nel territorio di origine.La Golden Ale Usiglian del Vescovo con mosto di uva fin dal primo sguardo appare di un brillante colore dorato intenso, che preannuncia uno scrigno di olfattivo fruttato, inedito e intrigante. Al naso si avvertono note di pesca gialla, miele di acacia, agrumi freschi e mandorla. Basta un sorso per immergersi poi in un gusto nuovo e fascinoso. In bocca la birra conferma le sensazioni olfattive e regala una beva agile, fresca, mai eccessiva, grazie alle trame giustamente acidule apportate dal mosto e una carbonazione mai eccessiva. Il finale è fresco ed erbaceo. Dopo il primo assaggio il palato rimane pulito e inevitabilmente... ve ne chiederà ancora. Da provare con formaggi freschi, insalate di mare e di pollo, crudi di pesce, tartare di carne. Ma veramente ottima anche bevuta da sola a tutte le ore per rinfrescare il palato e dissetarsi. USIGLIAN DEL VESCOVOIl Feudo di Usiglian del Vescovo esiste da dieci secoli ed è situato nelle dolci colline della Valdera, nel comune di Palaia. Un terroir unico nel cuore della Toscana con uno straordinario microclima. La vicinanza del mar Tirreno rende l’ambiente ottimale per la viticoltura con una regolare piovosità, la ventilazione costante ed estati calde ma mitigate dalle escursioni termiche notturne. Le viti godono qui di condizioni particolari che conferiscono ai vini unicità ed eccezionale sapidità e freschezza.

Mangiare

Nuova apertura: Chiancheria Gourmet Roma

Il ‘Chianchiere’ nel dialetto napoletano è il macellaio, inteso non solo come mero venditore di carne, ma come un artigiano del gusto che, partendo dalla materia prima, crea prelibatezze. Non a caso prende il nome di Chiancheria Gourmet Roma il nuovo locale dei sogni per tutti gli amanti della carne che apre in via Ostiense 52, al centro del più dinamico quartiere della Capitale, in continuo fermento enogastronomico. Hamburgeria, Gastronomia e Macelleria sono le tre anime di un format innovativo, capace di offrire al contempo una proposta street food di alta qualità e dei percorsi di degustazione più completi ed elaborati. Ai banchi inoltre, la possibilità di acquistare, in qualsiasi momento della giornata, carne, affettati, latticini, pane, pasta, conserve e tante altre squisitezze, da consumare sul posto o da portare a casa. L’asso nella manica dei tre soci, Salvio Passariello, Marco Passariello e Pasquale Di Muccio, è senza dubbio la filiera unica. La maggior parte del prodotto proviene infatti dagli allevamenti di famiglia di Fattoria Carpineto, storica azienda di Presenzano (in provincia di Caserta), da sempre all’avanguardia nel proprio settore e oggi tra le realtà più importanti dell’intero Centro-Sud. È qui che vengono allevati, nel rispetto del benessere dell’animale, i bovini di razza Podolica e Marchigiana. Alimentazione composta solo da mais, orzo, avena e fieno coltivati in loco e macinati giornalmente (zero medicinali, zero insilati), acqua di fonte, massima attenzione circa la pulizia degli ambienti e l’igiene dell’animale, con un occhio di riguardo per i suoi ‘legami sociali’: sono questi i segreti per una carne di qualità superiore. “L’assenza di ogni tipo di intermediari – sottolineano i tre soci – ci permette di offrire un prodotto eccellente a un incredibile rapporto qualità-prezzo. Raccontare e far capire la storia e la tradizione che c’è dietro una materia prima di così alto livello è il nostro obiettivo. Quella di Roma è una sfida stimolante che affrontiamo come sempre determinati e con grande passione. A parlare sarà poi soprattutto la nostra carne.” Oltre alle varietà allevate in quel di Fattoria Carpineto, la proprietà seleziona in maniera rigorosa alcuni partner fornitori. Conoscenza diretta degli allevatori, visita degli allevamenti, studio dell’alimentazione degli animali, del clima e dei terreni sui quali pascolano: questi gli ‘esami’ da passare. È il caso della realtà di  Massimiliano Gatti che alleva in Umbria il Bisonte Americano (nato in Canada), o di altre piccole aziende che allevano allo stato brado o semibrado razze selvagge come il Bufalo e il Maiale Casertano. A finire nella mani del Chianchiere sono dunque solo prodotti top level. La lista degli hamburger con pane dei Camaldoli è lunga e golosa: si veda l’Hamburger di Vitello Marchigiano 180gr - Fattoria Carpineto con Provola e Friarielli Napoletani, o il Chiancamburger al piatto, in versione Bufalo o Bisonte, rigorosamente battuto al coltello. Tanti i fritti e gli sfizi, dalle Polpette al ragù della nonna al Timballo di Pasta fritto e farcito con carne di Vitello Marchigiano, passando per gli Arrosticini e le Bombette Pugliesi. Il tutto da degustare sul posto o da portar via. Ad arricchire la carta, a pranzo, una proposta giornaliera con primi e secondi piatti in base alla stagionalità e alla fantasia dello chef Raffaele Galasso: non possono mancare la Pasta e Fagioli o una Candela spezzata di Gragnano alla Genovese. Sempre presente una ricca proposta dal mondo vegetale. L’estro dello chef è infine ancor più messo alla prova per chi decide di addentrarsi in suggestivi percorsi degustazione, con pietanze al contempo ricercate e ricche di gusto (sia a pranzo che a cena): ecco il Bun al Vapore con Animella alle Mandorle, Insalata Iceberg e Pomodoro pelato e lo Spaghetto arrostito con spuma d’Uovo e Guanciale croccante, senza dimenticare le diverse versioni di Tartare, Carpacci e Brasati. In alternativa si può sempre scegliere il taglio di carne desiderato dal banco Macelleria per succulente tagliate o bistecche. Le stesse che si possono acquistare per il consumo domestico. Quello della spesa rappresenta infatti un plus importante di Chiancheria, tanto più nell’angolo Gastronomia. Qui si va dal pane caldo di Roscioli alle eccellenze del Salumificio F.lli Billo. Non può mancare la Mozzarella e i formaggi di Bufala Campana del Caseificio Punto Vitale insieme ad altri latticini della tradizione (come il Conciato Romano e il Pecorino Irpino). E poi Pasta di Gragnano del Pastificio Gentile, Lupini Grandi Vairanesi, Peschiole, Papaccelle Napoletane, Colatura di Alici di Cetara e altre golose conserve artigianali (tra le quali figurano diversi presidi Slow Food). Il tutto acquistabile ogni giorno dalle ore 8.00 alle 02.00. Sul fronte beverage, la scelta è ampia e eterogenea. In primis birre artigianali, sia alla spina che in bottiglia, firmate Baladin, Karma e Cask Beer World Top. Di spessore la lista delle bollicine, italiane e francesi, come gli champagne Louis Roederer, Bruno Paillard e Perrier-Jouet. Non sono certo da meno altri grandi vini della Penisola, da Allegrini ad Antinori, con un focus campano che vede, tra gli altri, Galardi, Mastroberardino e Vestini Campagnano. Chiancheria Gourmet Roma è stato realizzato con la consulenza di Vinòforum, azienda leader nella comunicazione e marketing food & beverage, che per l’occasione ha collaborato alla creazione di un format dalle caratteristiche uniche.   Chiancheria Gourmet Roma Via Ostiense, 52 – 00154 Roma www.chiancheria.it – Tel. 06 94890461 - info@chiancheria.it Aperto dal lunedì alla domenica, dalle ore 08.00 alle 02.00

I Jeunes Restaurateurs per i giovani con Tavola25

#Tavola 25 è l’iniziativa pensata per avvicinare i giovani alla cucina d’autore abbattendo la barriera del prezzo. Nel 25° compleanno dell’associazione che riunisce i giovani ristoratori eccellenti è stata lanciata questa attività tesa a consentire a giovani – maggiorenni – fino a 25 anni di godere della grande cucina JRE con un menù di tre portate accompagnato da tre vini Marchesi Antinori, partner dell'associazione, negli abbinamenti curati dai preparati sommelier dei ristoranti JRE, il tutto a 25 euro a testa e fino al 25 marzo. “Molto spesso i giovani commentano con un po’ di distacco le esperienze degli appassionati di fine dining – afferma il presidente JRE Italia Luca Marchini – e si fermano ad una critica sommaria del conto che considerano 'pesante' rispetto ad altre esperienze magari più informali. Con questa iniziativa vogliamo consentire ai più curiosi di loro di rendersi conto di cosa significa dedicarsi un paio d’ore in una Casa dedicata al cibo e al vino: prendersi del tempo, rilassarsi, assaggiare cose eccellenti nel piatto e nel bicchiere, farsi viziare un po’ ad un costo indiscutibilmente accessibile, tenuto conto dei contenuti offerti.” Sul sito appositamente creato https://tavola25.it/ è possibile consultare nomi e indirizzi dei ristoranti aderenti all’iniziativa, oltre a poter seguire l’evoluzione del progetto #tavola25 sui social network. Si può così avere chiara visibilità dei locali e della loro proposta secondo le esigenze geografiche e procedere direttamente alle prenotazioni. JRE è l'associazione internazionale di giovani ristoratori che desiderano condividere il loro talento e passione per il cibo con persone con interessi affini. Gli chef JRE Italia sono 88 e combinano un talento per la gastronomia della più alta qualità con la passione per la cucina europea e per prodotti e tradizioni locali. La loro esperienza in cucina, insieme alla straordinaria atmosfera dei ristoranti, offre un appuntamento davvero incredibile e irrinunciabile. Altre info: https://www.jre.eu/it/italia Facebook: JRE Italia Instagram: jreitalia 

Eno-Tour

Trasimeno Rosé Festival

Sabato 22 giugno porte aperte nelle cantine del Consorzio Trasimeno per visite e degustazioni guidate. Aperitivo rosé in 40 ristoranti del territorio con un calice del nuovo vino consortileIl cuore dell’Umbria torna a colorarsi di rosa per la seconda edizione del Trasimeno Rosé Festival. Nella giornata di sabato 22 giugno 2019 il Consorzio Tutela Vini Trasimeno lancerà la prima bottiglia consortile: un rosé che si potrà assaggiare nelle cantine del Consorzio aperte per l’occasione e in 40 ristoranti del territorio.“L’etichetta creata dal Consorzio – spiega Emanuele Bizzi, Presidente del Consorzio Tutela Vini Trasimeno – è un rosato ottenuto dai vitigni coltivati in questo areale, che nasce dalla collaborazione di tutte le cantine associate e che abbiamo chiamato Trasimeno Rosé. È un vino che interpreta a pieno il nostro territorio: fresco, sapido e dall’aroma fruttato, perfetto per i brindisi estivi in riva al lago e che abbiamo scelto come calice di benvenuto per tutti coloro che parteciperanno al Festival”.Le aziende proporranno per tutta la giornata visite in vigna e alle cantine, oltre a degustazioni guidate per scoprire i vini che nascono nell’area del Lago Trasimeno. I produttori che aderiscono alla giornata sono Cantina Berioli, Azienda Agraria Carlo e Marco Carini, Castello di Magione, Duca della Corgna, Vitivinicola Il Poggio, La Querciolana, Madrevite, Montemelino, Cantina Nofrini, Podere Marella, Pucciarella, Terre del Carpine, Poggio Santa Maria, Viandante e Coldibetto.A partire dall’orario dell’aperitivo 40 ristoratori del territorio offriranno ai clienti un calice di benvenuto del rosé consortile, che ben si accompagna ai piatti della tradizione come il pesce di lago e la fagiolina del Trasimeno. Tutti i locali si trovano nei borghi che circondano il lago: Castiglione del Lago, Paciano, Panicale, Passignano, Corciano, Città della Pieve, Magione, Piegaro e Tuoro. La manifestazione si terrà anche quest’anno in concomitanza con la Notte Romantica organizzata da I Borghi più belli d’Italia, che ha inserito nella sua guida cinque dei paesi che sorgono sulle sponde del Trasimeno.I nomi dei locali e delle cantine aderenti sono disponibili sul sito del Consorzio tutela vini.

Torna in Abruzzo il Treno del Vino

Grazie alla rinnovata collaborazione tra il Movimento Turismo Vino Abruzzo e l’associazione LeRotaie animatrice della storica quanto suggestiva tratta ferroviaria Sulmona-Carpinone, meglio conosciuta come ‘Transiberiana d’Italia’, domenica 14 Luglio torna il ‘Treno del Vino’, uno degli appuntamenti più attesi dai winelovers di tutta Italia.Saranno ben 20 i vignaioli abruzzesi ad attendere domenica mattina sul binario 1 della stazione di Sulmona le centinaia di viaggiatori che hanno già prenotato il biglietto sul sito di Le Rotaie (www.railbook.it). Quindi la partenza con le soste di Campo di Giove, Castel di Sangro per il pranzo e Palena, prima di rientrare intorno alle 19 sempre a Sulmona.“Abbiamo voluto assolutamente confermare questa evento nel calendario annuale del Movimento Turismo Vino Abruzzo” spiega Nicola D’Auria Presidente di MTV Italia oltre che regionale “perché davvero un esempio virtuoso di progettazione e di collaborazione tra due realtà di riferimento nel panorama del turismo abruzzese. Quando si fa gioco di squadra con le altre realtà virtuose del territorio, i risultati ci sono e si può fare vera promozione su scala nazionale visti i tanti partecipanti che arriveranno anche da altre regioni. Un grazie di cuore a tutti gli amici vignaioli che anche quest’anno hanno deciso di partecipare”.Grande novità per questa edizione è l’omaggio che hanno voluto regalare i vignaioli abruzzesi a tutti i partecipanti: durante la sosta del pranzo a Castel di Sangro infatti verranno consegnate due bottiglie di vino per ognuno dei partecipanti al treno.Soddisfazione anche da parte di Claudio Colaizzo, tra i responsabile dell’associazione Le Rotaie: “il Treno del Vino è un’ iniziativa di punta del calendario 2019 grazie all’offerta davvero completa del pacchetto di viaggio e all’importanza delle associazioni che con noi hanno voluto organizzare questa giornata.”